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martedì 3 settembre 2019

SEGNALAZIONI EDITORIALI _ #03

   Davvero un gran bel numero questo di Agosto 2019 dato alle stampe dalla redazione di Musica Jazz, probabilmente il migliore di quest'anno, sino ad ora. 
  La cover story è dedicata all'incontrastato Maestro della Bossa Nova, Joao Gilberto da poco scomparso in completa solitudine e con controverse beghe familiari. Ben tre articoli brevi aiutano il lettore a capire quanto sia stato importante la figura ed il sound creato da Joao Gilberto per la musica in brasiliana ma anche internazionale tutta. Uno dei due CD allegati alla rivista è proprio dedicato lui. 
  L'altro CD è dedicato al pianista Herbie Nichols con un ampio dossier che ne riporta alla luce la storia e la maestria.
  Il nome di Cindy Blackman è ultimamente associato a quello del marito Carlos Santana, ma per i più attenti jazzofili la Blackman è una batterista jazz di gran livello, così come si scoprirà leggendo l'intervista a lei dedicata.
   Altro giro di pagina per scoprire come dietro a tanta bravura, talvolta si nasconde scontrosità e antipatia. Basta leggere l'intervista ad Esperanza Spalding.
   Una costante editoriale degli ultimi anni di Musica Jazz è quella di aggiornare i lettori su tutto quello che succede a Cuba e dintorni, e in questo numero lo fa intervistando il pianista Hilario Duràn. 
   Senza nulla togliere al resto degli articoli e recensioni, da segnalare ci sono due articoli che parlano del ritorno discografico di due artisti che in modo diverso ed in anni differenti hanno lasciato un segno nella musica degli USA, ovvero Marvin Gaye con il disco postumo Troubles Of A Man che come si vedrà così nuovo ed inedito poi non è, ed il ritorno discografico della cantautrice Rickie Lee Jones con il nuovo Kicks. 

di: Gianfranco Ventrosini 


sabato 13 aprile 2019

SEGNALAZIONI EDITORIALI #02

  Con il numero uscito a Marzo 2019 della rivista 'PROG Italia' diretta da Guido Bellachioma ed edita da Sprea, si è conclusa una lunga ed interessante storia (divisa in tre parti sui N.21/2018, N.22/2019 e N.23/2019) sul periodo 'canterburiano' della scena musicale inglese, dalla metà degli anni '60 ai primi anni '70.
  L'autore, Alberto Popolla, è un clarinettista, arrangiatore e compositore diplomatosi al Conservatorio Licinio Refice di Frosinone. Popolla ha scritto il testo originariamente nel 2012 come tesi di diploma accademico di primo livello in Jazz, e l'ha poi riadattato in tre parti per la pubblicazione su PROG Italia.
 Anche se non si è particolarmente interessati al genere 'progressive' come chi scrive (orientato più verso la black music ed il jazz) la lettura di questo testo riporterà sicuramente indietro nel tempo quando negli anni '60/'70 i generi musicali si contaminavano tra loro. Il rock con il jazz, il jazz con il soul, il rock con l'elettronica o con il blues e così via. Il 'canterbury style' è stato un po' tutto questo o forse no. Gruppi come i Soft Machine, gli Hartfield and the North, i Caravan, i Gong, hanno lasciato significative ed importanti tracce sonore piene di contaminazioni di altri generi musicali.  
   Leggere questa 'Canterbury Story' è stato davvero piacevole. Si ritrovano i nomi e i volti di musicisti di alto livello professionale ed alcuni anche un po' bizzarri, come Robert Wyatt, Hug Hopper, David Allen, Kevin Ayers. 
   L'autore l'ha redatto da appassionato ben documentato, ma anche con gran competenza sia storica che tecnica, essendo un musicista egli stesso. Un valore in più che si aggiunge alla scorrevolezza della scrittura, che non sempre aiuta la digestione dei testi in stile accademico di alcuni scritti sulla musica in genere.


Per un approfondimento : 

V. D'Onofrio / V. Ferro, I 101 racconti di Canterbury. 
                                     Viaggio nella storia di una (non) scena. 

                                     CRAC Edizioni - 1917 








a cura di : Gianfranco Ventrosini    

lunedì 4 febbraio 2019

SEGNALAZIONI EDITORIALI #01



   


    La musica brasiliana in Italia ha avuto un gran seguito di pubblico, soprattutto negli anni '70,  quando alcuni dei maggiori compositori ed interpreti erano letteralmente di casa nel nostro paese.
   Caetano Veloso, Gilberto Gil, Chico Buarque de Hollanda, Vinicius de Moraes, Toquinho, Irio de Paula hanno vissuto in Italia per brevi o lunghi periodi, durante i quali non solo si esibivano spesso dal vivo nei nostri teatri, ma avevano anche un ottimo seguito televisivo. E non mancarono collaborazioni con alcuni nostri artisti del calibro di Mina, Ornella Vanoni o Sergio Endrigo.
   Detto questo, è stato un piacere rivedere in edicola una rivista italiana che tratta di musica come BLOW UP, che nel numero di Febbraio 2019 annunciasse in copertina l'articolo di fondo sulla Bossa Nova.
   Carlo Babando, in ben 12 pagine del suo "Quando il Brasile disegnò la Bossa Nova", prendendo inizialmente spunto dal mitico incontro discografico tra Frank Sinatra e Antonio Carlos Jobim alla fine degli anni '60, imbastisce un bel racconto avvincente e ben documentato sulla storia della Bossa Nova. La lettura è piacevole e si arriva alla fine dell'articolo soddisfatti. 
   Questo mini saggio, per un giovane lettore potrebbe sicuramente essere il punto di partenza per approfondire l'ascolto di una musica, quella 'brasiliana' in genere (quindi non solo bossa, ma anche samba e jazz di ieri e di oggi) che la radiofonia italiana snobba da sempre. 
   Una delle fonti bibliografiche citate dall'autore è il fondamentale libro di Ruy Castro "Chega de Saudade" tradotto anche in italiano nel 2005 (Angelica Edizioni), ma più recentemente, nel 2014, è uscita in libreria la biografia di Antonio Carlos Jobim, scritta da Sérgio Cabral (Casa dei Libri Editore). Di più facile reperibilità è invece il libro scritto da Caetano Veloso "Verità Tropicale" pubblicato nel 2003 da Feltrinelli.

   a cura di : Gianfranco Ventrosini