Translate

Visualizzazione post con etichetta minimum fax edizioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta minimum fax edizioni. Mostra tutti i post

martedì 10 dicembre 2019

BIBLIOGRAFIA ITALIANA SU MILES DAVIS

    Quanto si è scritto in Italia su Miles Davis, tanto se pensiamo a tutte le recensioni dei suoi dischi apparse sulle varie riviste musicali e non. Ai tanti articoli apparsi sui vari giornali che in qualche modo hanno parlato di lui, dei suoi concerti, le interviste, etc. Per non parlare di tutto quello che si può leggere sul web e delle varie schede biografiche inserite nelle varie enciclopedie sul jazz e sul rock uscite in fascicoli settimanali o mensili, in edicola, con o senza allegati sonori come Lp, CD o Cassetta. 
   Ma se ci concentriamo unicamente sui libri pubblicati in Italia, tutto sommato non tantissimo. Sono solo 27 i libri che trattano solo ed unicamente di Davis. 
     Se si pensa ad esempio al pop o al rock, nomi come i Beatles, Bob Dylan o Jimi Hendrix, le pubblicazioni a loro dedicate hanno numeri ben maggiori. Ma bisogna sempre considerare l'effettiva utilità e qualità di tutte queste parole scritte. Miles Davis è comunque un nome che tira ed assicura una certa continuità di vendite, nel tempo. La sua famosa autobiografia scritta con Quincy Troupe, la Minimum Fax l'ha ristampata già tre volte. E recentemente ha tradotto un saggio su Bitches Brew di George Grella. Il Saggiatore ha ben 6 volumi dedicati completamente alla vita di Davis ed alla sua attività discografica, tuttora disponibili in catalogo. La prima in assoluto ad essere pubblicata in Italia è stata nel lontano 1982 la ormai introvabile 'biografia critica' di Ian Carr (trobettista jazz e leader del gruppo jazz-rock Nucleus), tradotta e stampata dalla Arcana Editrice allora diretta da Riccardo Bertoncelli. Vederla ristampata nella sua ultima versione aggiornata, non sarebbe male. 
     Ci sono anche giornalisti italiani (gran parte provenienti dalla fucina critica della rivista milanese Musica Jazz) che si sono cimentati, con loro saggi, su Miles Davis, citerei tra tutti: Luca Cerchiari e Gianfranco Salvatore. Su Miles Davis c'è anche una 'bio' a fumetti disegnata dall'italiano Lucio Ruvidotti. 
   Senza entrare nel merito delle varie pubblicazioni, direi che una volta letto la sua autobiografia, quella critica di Carr e l'altro libro scritto da Quincy Troupe su Miles Davis, basta e avanza. L'importante è sentirlo ancora suonare dai solchi dei suoi dischi.
      Una precisazione: in foto ci sono le copertine delle prime edizioni citate nella cronologia, la quale si basa su fonti personali e ricerche sul web.

di : Gianfranco Ventrosini

Bibliografia italiana cronologica su Miles Davis:

Ian Carr, Miles Davis. Una biografia critica - Arcana Editore, 1982
Quincy Troupe, Io & Miles - Pequod Edizioni, 2003
AA. VV., Miles Gloriosus - Sidma Italy/Backbeat, 2003
Gianfranco Salvotore, Miles Davis. Lo sciamano elettrico - Stampa Alternativa 2006
Enrico Merlin / Chiara Bertola, Miles& (catalogo con scritti e varia su 
                                                 M. Davis) - Veneto Jazz, 2006
Richard Cook, Miles, live e in studio. Quattordici album fondamentali - Il Saggiatore 2008 
Enrico Merlin / Venerio Rizzardi, Bitches Brew. Genesi del capolavoro 
                                                    di Miles Davis - Il Saggiatore, 2009
AA. VV., Miles Davis Rewind (atti del convegno dedicato a M. Davis a Valenza) - Nov. 2011 
Guido Michelone, Miles Davis. Il sound del futuro - Barbera, 2011
Williams Richard, The Blue Moment. Come Kind of Blue ha cambiato la
                             musica - Il Saggiatore, 2011
AA. VV., Miles Davis. La storia illustrata - Il Saggiatore, 2013
Luca Cerchiari, M. Davis. dal be-bop all'hip-hop - Feltrinelli, 2013
Michael K. Dorr / Paul Maher Jr., Miles on miles. Incontri con Miles Davis - Odoya 2013
Miles Davis con Quincy Troupe, L'autobiografia - Minimum Fax, 2014
John F. Szwed, So What? Vita di Miles Davis - Il Saggiatore, 2015
Carlo Pasceri, M. Davis. Bitches Brew: guida all'ascolto - Dischi da leggere, 2015
Carlo Pasceri, Kind of Blue: guida all'ascolto - Dischi da Leggere, 2015
Massimo Donà, La filosofia di Miles Davis - Mimesis Edizioni, 2015
Guido Michelone, 
Gianfranco Nissola, Miles Davis. Principe delle tenebre - Arcana Editore 2016
Riccardo Bertoncelli, Miles Davis (Blue Note Best Jazz Collection vol.1) 
                                  + CD - De Agostini, 2016 
Ashley Kahn, Kind of Blue - Il Saggiatore, 2017
Enrico Merlin, Miles Davis 1959. A day by day chronology - Berlin Archemist Vaults, 2017
Lucio Ruvidotti, Miles Davis. Assolo a fumetti - Edizioni BD, 2018  
Guido Michelone, M. Davis. La vita, la musica il mondo - Melville 2019
George Grella, Bitches Brew. Il capolavoro di Miles Davis che ha rivoluzionato
                         il Jazz. - Minimum Fax, 2019








  

martedì 30 aprile 2019

LA MUSICA IN TASCA. PICCOLA STORIA DEI LIBRI TASCABILI CHE PARLANO DI MUSICA _ Capitolo 02


   All'inizio degli anni '60, la G. Ricordi & C. di MIlano era nota soprattutto per la pubblicazione di spartiti musicali. Di lì a poco divenne anche il punto di riferimento di gran parte della musica leggera italiana ed in particolar modo del fenomeno dei cantautori, che alla Ricordi trovarono il loro punto di ritrovo e trampolino di lancio per la loro fortunata carriera discografica. 
  Ma tra il 1960 ed il 1961, la Ricordi diede alle stampe la prima collana di libri in formato tascabile sul jazz. Al prezzo di 700 Lire ognuno, con foliazione tra le cento/centoquaranta pagine, nacque la serie di libri denominata KING OF JAZZ. 
  Dodici piccoli volumetti scritti dai più noti critici di jazz del tempo, per la maggior parte inglesi, essendo traduzioni italiane di libri già editi in Inghilterra nel 1959 dalla Cassell & Co. Ltd. L'autore più noto della collana KING OF JAZZ, qui in Italia è stato sicuramente Paul Oliver per la sua 'La grande storia del Blues' tradotta in italiano in un paio di edizioni, ma da tempo fuori catalogo. Solo quattro volumi della collana della Ricordi sono stati scritti da noti critici italiani di musica jazz, tutti redattori della rivista specializzata (ancora oggi in edicola) Musica Jazz: Vittorio Franchini, Bruno Schiozzi, Roberto Leydi e Pino Maffei. 
   Negli anni '60 erano già molti gli appassionati di jazz in Italia e quindi queste agili e ben scritte biografie di jazzisti di cui tutti allora avevano almeno ascoltato un disco, saranno state subito acquistate e lette. Tutti i libri avevano una veste grafica coordinata ben riconoscibile, con copertine colorate laminate e con risvolto interno che ha aiutato nel tempo la loro conservazione. Attualmente non sono di facile reperibilità se non nel circuito dell'antiquariato bibliografico, ma ogni tanto spuntano su qualche bancarella di libri usati. 
  Alcune biografie, per un appassionato di jazz non collezionista di libri possono pure sembrare superflue. Di Count Basie, Duke Ellington, Louis Armstrong e Dizzy Gillespie in Italia la Minimum Fax ha tradotto e più volte ristampato le biografie ufficiali. Così come di Charlie Parker ci sono ben tre libri biografici (attualmente stampati da Stampa Alternativa, EDT e Minimum Fax), ma quella edita dalla Ricordi è sicuramente la più significativa della collana perchè, essendo stampata nel 1961 (l'edizione inglese è del 1959) è stata la prima biografia sul sassofonista di Kansas City uscita in Italia a soli cinque dalla sua morte avvenuta nel 1955. Di Fats Waller è stata fatta tempo fa una trasposizione a fumetti. Ma ad esempio su Sarah Vaughan o Lester Young, non vorrei sbagliarmi, ma ancora si aspetta a tradurre qualcosa. Per gli altri artisti inseriti nella collana come Benny Goodman, Bessie Smith, King Oliver o Bix Beiderbecke, essendo nomi molto datati, forse non avrebbe senso riproporli oggi.

a cura di : Gianfranco Ventrosini     







venerdì 8 febbraio 2019

LA CURIOSITA': L'ALBUM SMOOTH DI DIZZY GILLESPIE

   Siamo nel 1984, Dizzy Gillespie ha già da qualche anno superato i sessant'anni (per la precisione ne ha 67). La sua carriera di jazzista è sempre stata assai eclettica e votata all'innovazione, sin dai tempi in cui s'inventò con la sua inconfondibile tromba piegata all'insù, il be-bop per poi abbracciare i ritmi latini provenienti da Cuba e Portorico.
    Due anni prima, nel 1982, quel genio della musica soul di nome Stevie Wonder lo chiama al suo cospetto per impreziosire la sua "Do I Do" con il suono scintillante della sua tromba, in un assolo inconfondibile. "Do I Do" faceva parte del doppio album di Wonder "Original Musiquarium I°", e divenne subito un hit mondiale, trasmesso da tutte le radio del pianeta.
   Forse proprio perché soddisfatto da quell'esperienza così magica, il buon Dizzy, due anni dopo decise di mettere insieme un gruppo di musicisti con cui registrare "Closer To The Source". In giro per gli states, registrando tra New York ai Bear Tracks, gli A&M Studios in California ed i Criteria Studio di Miami, Dizzy riunì attorno a sè un gruppo di musicisti validissimi e con esperienza. 
   Furono scelti sette brani in tutto, tra cover e composizioni originali. Tra i musicisti che l'accompagnarono in questa avventura decisamente più commerciale, scegliendo di suonare un jazz dai toni più leggeri, spiccano i nomi di: Sonny Fortune al sax, Marcus Miller al basso ed al synth, Buddy Williams alla batteria, Hiram Bullock alla chitarra elettrica, Kenny Kirkland alle tastiere, Mino Cinelu alle percussioni, Bradford Marsalis al sax tenore e l'armonica di Stevie Wonder, probabilmente chiamato a ricambiare il favore di due anni addietro.
   Inutile dirlo, i puristi del jazz avranno sicuramente storto il naso, quando fu pubblicato il disco ed ascoltate le tracce, che si discostavano anni luce dalle note 'bop e latin' a cui il buon Dizzy li aveva abituati. Sì, certo, sarà stata sicuramente una operazione commerciale, in un periodo in cui, negli anni '80, il jazz era in una fase di smarrimento stilistico. C'era stato il jazz/rock degli anni '60 e nel decennio seguente, i '70, diversi jazzisti abbracciarono e cavalcarono l'onda sonora del soul/jazz. Poi tutto diventò 'fusion' e quando le note si fecero più 'easy' nelle radio FM nacque lo 'smooth jazz'.
  "Closer To The Source" è un album che andrebbe riscoperto dai cultori del 'smooth jazz' perché è stilisticamente perfetto, di facile ascolto ma con qualcosa in più.
   Il brano di apertura, 'Could It Be You', quasi una ballad è composto da Marcus Miller. Si prosegue con 'It's Time For Love' firmato da Gamble & Huff, originariamente portata al successo da Teddy Perdergrass. Poi arriva inaspettata la cover di "Closer To The Source" scritta ed interpretata originariamente da Leroy Hutson, dove ritroviamo le note dell'armonica di Stevie Wonder. Evidentemente è il soul ad ispirare musicalmente Dizzy per completare la scaletta dell'album, tanto da inserire un successo di Gladys Knight & The Pips, "You're No.1 In My Book", inciso appena l'anno prima, il 1983. Così arriviamo a "Iced Tea", forse la meno convincente di tutte, un po' latineggiante, stile Helb Alpert. L'unico brano  cantato dell'album è "Just Before Down" scritta da David Foster, noto compositore e produttore californiano. La voce è quella di Angel Rogers, che però viene malamente sporcata da troppo synth nell'arrangiamento. L'ultima traccia di questa avventura porta la firma di Herbie Hancock ai tempi di 'Mr. Hands' uscito nel 1980: è la cover di "Textures". L'arrangiamento di Bradford Marsalis in qualche modo stravolge la noiosa esecuzione originale di Hancock, rendendola più lirica. Bisogna riascoltarla più di una volta, soprattutto per apprezzare i contrappunti pianistici di Kenny Kirkland.
    Quindi, un Dizzy Gillespie in versione 'smooth jazz', poco conosciuto e da riscoprire.



Dizzy Gillespie, Closer To The Source, Atlantic Records - 1984



consiglio alla lettura :


Dizzy Gillespie, To be or not to bop. L'autobiografia, 
minimum fax edizioni - 2009








a cura di : Gianfranco Ventrosini